Arturo Castelli di Castel Terlago

Ten. Arturo Castelli di Castel Terlago
Particolarmente amato dai trentini, il Rifugio Pedrotti alla Tosa è uno dei più frequentati del Gruppo di Brenta, ma in pochi sanno che uno dei primi gestori fu un ex tenente degli Alpini, protagonista dell’epopea irredentistica del Trentino che, probabilmente in cerca di tranquillità dopo tanto penare, decise di dedicarsi alle sue montagne anima e corpo.
Arturo Castelli di Castel Terlago nacque a Terlago il 28 marzo 1880 da Francesco e Anna Kob di Salorno. Diplomatosi in ragioneria, frequentò la facoltà di matematica dell’Università di Innsbruck e, essendo un convinto irredentista, partecipò attivamente alle dimostrazioni per l’istituzione in quell’ateneo della facoltà di lingua italiana. Assieme a Cesare Battisti e Alcide Degasperi, con diversi condiscepoli, il 3 novembre 1904 fu coinvolto nei sanguinosi scontri che ne seguirono tra studenti italiani e pangermanisti.
Con l’amico Giuseppe Colpi, sempre in stretto contatto con Guido Larcher e Cesare Battisti, fu protagonista di numerosi audaci atti di spionaggio in favore dell’esercito italiano e per questo, tra il 1909 e il 1910, fu sottoposto ad una lunga inquisizione.

Castelli, Battisti e Ramponi al Tribunale di Innsbruck
Il primo settembre 1909 mentre sosteneva un esame all’università di Innsbruck, fu arrestato e trattenuto in isolamento fino al marzo dell’anno seguente quando fu trasferito a Vienna dove fu processato. Gran parte delle pesanti accuse non furono provate e così la pena fu di soli 4 mesi di carcere duro, scontati i quali fu scarcerato nel gennaio 1910. Il mese seguente partecipò alla fiera protesta per la forzata partecipazione degli studenti italiani alle cerimonie per il centenario della morte di Andreas Hofer e per questo fu espulso dalle università dell’impero.
Per interessamento dell’allora podestà Antonio Tambosi, già presidente della SAT, ottenne un impiego all’ufficio anagrafe del Comune di Trento, ma a seguito dell’intervento della polizia, il comune fu obbligato a licenziarlo. Castelli, Giuseppe Colpi, Dario Trettel, Gino Marzani, Guglielmo Perghem, Francesco Podetti, Marco Pernstich, Luigi e Mario Scotoni, formavano un affiatato gruppo di esperti alpinisti e militanti irredentisti; insieme costituirono l’Audax, una speciale sezione della SAT che aveva come motto un esplicito “Ardisci e spera”, dove la speranza era evidentemente riferita all’unione con il regno d’Italia.
Strobele ci ricorda la conclusione di una memorabile “Gita Audax”:
“È sulla Presanella che Giuseppe Colpi, accanto al vessillo dell’Audax, spiega il tricolore e nelle brevi soste sono gli inni della Patria che echeggiano fra i monti”.
Perso il lavoro a Trento, sentendosi braccato dalle autorità di polizia e fiutando il clima infido, per vivere si procurò un’occupazione in una ditta privata di Gorizia, ma poco tempo dopo, il 21 settembre 1914 sconfinò in Italia rifugiandosi prima a Udine e poi nella più sicura Milano dove collaborò con Tomaso Pedrotti al famoso Circolo Trentino. Lavorò quindi nel centro informativo dello stesso capoluogo lombardo e poi, sempre sotto le direttive del Larcher, in quello di Brescia che venne militarizzato nell’aprile del 1915. In seguito, continuò ad operare all’Ufficio staccato di informazioni di Brescia, istituito presso il Comando della Divisione Militare Territoriale, scelto come proprio Aiutante Maggiore da Tullio Marchetti, Capitano del 5° reggimento alpini. Tra la fine di febbraio e l’ottobre del 1915, lavorò come civile per l’Ufficio informazioni militari di Brescia e, dopo l’arruolamento nel 6° reggimento alpini avvenuto il 6 ottobre 1915, venne nuovamente richiamato a servire in tale ufficio presso la sede di Verona e per tutta la durata del conflitto non lasciò mai il proprio comandante, del quale ormai era diventato amico fidato, raggiungendo il 25 marzo del 1917 il grado di Tenente del Corpo degli Alpini.
Nel dopoguerra cercò inutilmente di poter insegnare ma, strettamente legato alla SAT, nella quale per qualche tempo si impegnò nel direttivo come segretario, accettò l’incarico di gestore permanente del rifugio ex Bremerhütte alla Tosa che nel frattempo era stato dedicato all’amico Tomaso Pedrotti da poco scomparso a Verona.

Rifugio della Tosa ex Bremerhütte nel 1914
Per un quarto di secolo gestì i due rifugi alla Tosa distinguendosi sia per l’apprezzata ospitalità che come alpinista. Nel 1932 fu infatti promotore assieme a Giovanni Strobele del primo tratto del famoso Sentiero delle Bocchette, denominato Sentiero dell’Ideale, partecipando attivamente alla difficile costruzione assieme a Rizieri Costazza, Bruno Detassis, Bruno Giordani e Celestino Donini che più tardi assumerà anch’egli la gestione del Pedrotti. Terminato il triste periodo della Seconda guerra mondiale Castelli lasciò il rifugio nelle mani della famiglia Dallagiacoma e, chiamato dal fraterno amico Nino Peterlongo fondatore della SOSAT, passò a gestire il rifugio della stessa sezione operaia in Candriai sul Bondone. Un improvviso collasso cardiaco che non riuscì a superare lo colse a Trento nella sua abitazione di via Santa Maria Maddalena il 6 agosto 1953. I suoi funerali videro la commossa partecipazione di molte autorità, civili e militari e di una grande folla di amici, ex Legionari, combattenti e compagni di tante battaglie.

Fine anni Trenta. Giorno di festa al rifugio Pedrotti con numerose guide alpine. Al centro Arturo Castelli e alla sinistra in primo piano Giorgio Graffer che nel 1940 morirà da eroe in Albania dove il suo aereo fu abbattuto dagli inglesi.
Scritto da Ennio Lappi



