Museo Ieri

 Museo vecchio.png

  Salone interno del vecchio Museo

 

Il Museo Nazionale Storico degli Alpini nasce dalla volontà e dalla tenacia degli alpini stessi: dalla costituzione della Fondazione Acropoli Alpina una delle volontà più ferree dell’allora Presidente, il Generale Giuseppe Adami, fu quella di dare a tutti gli alpini un luogo dove ricordare, conservare e tramandare la memoria dei caduti e le tradizioni del Corpo.

Avendo dovuto ridimensionare l’ambizioso progetto dell'Acropoli monumentale a causa dell’entrata in guerra del Regno d’Italia, nel 1946 ripartirono le attività di negoziazione tra il Comune di Trento e la Fondazione ma le difficoltà economiche del dopoguerra resero più lenti i lavori di preparazione per la costruzione del Museo. Nel frattempo alcuni esponenti della politica trentina, l’allora sindaco di Trento ed il Generale Adami scongiurarono la soppressione della Fondazione Acropoli Alpina, giudicata dal Governo ente non essenziale.

Con  Decreto del Presidente della Repubblica del 15 luglio 1954 n.855 venne autorizzata la donazione alla Fondazione Acropoli Alpina dei beni demaniali che costituiranno il futuro Museo. Questo fu il propellente tanto atteso: il 24 maggio 1956 venne posata la prima pietra, subito dopo vennero realizzati i bassorilievi della facciata dagli scultori Zaniboni e Bianchini e l’anno successivo vennero realizzati i cippi in onore dei Reparti, che tutt’oggi sono il simbolo del nuovo Museo.

I lavori furono curati dall’architetto Serafini e dal Colonnello Paolo Caccia Dominioni.

Infine, il 15 marzo 1958 in occasione della 31^ adunata nazionale dell'A.N.A. a Trento, coincidente con il 40° anniversario della Vittoria, il Museo venne inaugurato.

Dopo alcune difficoltà che interessarono la Strada degli Alpini,dovute alla cedevolezza delle pareti del Doss, per alcuni anni il Museo non poté essere raggiunto; a seguito dei disgaggi delle pareti e della messa in sicurezza della strada il Museo ebbe una seconda inaugurazione nel maggio del 1964.

Dati gli spazi esigui e le mancanze strutturali, il Museo si è sempre prestato ad essere un sacrario più che un museo vero e proprio: dalla corrispondenza privata di uno dei segretari della Fondazione leggiamo un commento celebre di Paolo Caccia Dominioni, che disse “ Il Museo è bello ma è piccolo”.

Vi fu un’opera sistematica di comunicazione e ricerca da parte dei Presidenti che si sono succeduti, cosi come dei segretari tra i quali desideriamo ricordare Giovanni Strobele e Gino Della valle, che con accuratissima dovizia catalogarono e censirono quello che oggi è il patrimonio archivistico del Museo Nazionale Storico degli Alpini: inoltre nel corso degli anni il Museo fu destinatario di numerose donazioni, sia da parte di illustri personaggi, tra i quali la Vedova del Generale Adami ed il Generale Rasero, sia da parte degli alpini e delle famiglie degli alpini “andati avanti”.

Nel 1978 la Fondazione Acropoli Alpina venne sciolta e le sue funzioni ed il proprio patrimonio vennero trasferiti al Ministero della Difesa, che da allora lo cura e lo amministra.

All’inizio degli anni 2000 il Museo subì un piccolo ampliamento: venne costruita la biblioteca  che negli anni continuò a crescere; durante l’inaugurazione avvenuta nel 2016, in occasione della cerimonia per la ricorrenza del centenario della morte di Cesare Battisti, il Museo riceve in donazione dalla famiglia Poli la Medaglia d’Oro al Valor Militare tributata al Ten. Guido Poli di Matterello (TN).

Nell’agosto del 2017 il Museo viene chiuso al pubblico; il personale effettivo, militare e civile, con il concorso di tre Volontari in ferma prefissata provenienti dal Reggimento logistico “JULIA”, provvede allo svuotamento ed all’immagazzinamento dei reperti nonché dell’archivio e degli arredi, ponendo “il punto” al Museo per come era conosciuto e gettando le basi per il nuovo Museo.